Dal "DE ARCHITECTURA " di Marco VITRUVIO Pollione
Si traserive, qui di seguito, un passo del "De Architectura" di Marco Vitruvio
Pollione, Libro VII, Capo III, dalla traduzione di Berardo Galiani, Veneria, 1854,
laddove parla della preparazione di un intonaco di marmorino.
Da tale testo, si potrà anche meglio comprendere perché il marmorino veneziano è
pure chiamato "stucco romano".
"...si rinzaffino più rozzamente che sia possibile le mura.
Mentre sta per asciugarsi il rinzaffo, si copra d'arricciatura, regolando le lunghezze
con la riga e col filo, le altezze col piombo, e gli angoli con la squadra: perché un
intonaco cosi fatto farà riuscire bella la pittura. Mentre sta per seccarsi questo
arricciato vi si stenderà il secondo e poi il terzo. Cosi quanto più alto sarà
l'arricciato Canto più duro e stabile sarà !'intonaco.
Ouando oltre il rinzaffo si saranno fatte non meno di tre crosse d'arricciato, allora si
stenderanno i piani di polvere di marmo, e quello stucco si stempererà in modo che
nello impastarsi non attacchi alla perla, ma ne esca netto il ferro.
Steso lo stucco, mentre si secca, vi si stenda un altro piano più sottile: e quando sarà
questo ben maneggiato e lisciato, si metta anche il terzo e più sottile.
Cosi fortificate le mura con Ire incrostature d'arena ed altrettante di marmo, non
potranno essere sottoposte né a crepature, né a difetto alcuno: ma anzi essendo stati
con le cazzuole ben assodati i piani di sotto, e poi ben lisciati per la durezza e
candidezza del marmo, i colon' emetteranno una grande vivezza e trasparenza.
Gli stuccatori (tectores) greci fanno i loro lavori duraturi..."